Ieri ha parlato Jerome Powell alla Commissione bancaria del Senato, il presidente della Fed è rimasto cauto nelle sue parole ricordando a tutti che il momento che stiamo vivendo rimane economicamente difficile nonostante l’economia americana sia stata pronta nel rispondere e a limitare i danni, ma che le prospettive sono estremamente incerte, e dipendenti in gran parte da come viene gestito il controllo e la diffusione del virus. In questo senso Powell ha sottolineato come l’aumento di nuovi casi di Coronavirus, tanto negli Usa quanto all’estero, sia sempre più preoccupante, e proprio per questo giochi un ruolo importante nel definire quelle che sono le prospettive future dell’economia americana; così come la nostra europea. 

Nel proseguo ha poi ribadito il completo appoggio della Banca centrale americana a sostegno dell’economia Usa, evidenziando come la Federal Reserve è, e sarà, pronta ad utilizzare tutti gli strumenti necessari per tutto il tempo necessario al fine di riuscire a garantire una ripresa economica decisa e stabile.

Mentre diceva queste parole il Nasdaq e lo S&P500 stavano toccando i massimi storici, ovviamente giustificato dall’emissione di denaro nell’economia che viene utilizzato dalle banche per investire in asset e poter prestare poi il denaro ai clienti, gli asset a sostegno dell’economia e del credito spingono maggiormente il Nasdaq per le aziende tecnologiche e lo S&P500 in coda perché al suo interno ha le migliori società quotate americane, di cui tante nel settore tecnologico. A prescindere da questo però tutti i soldi andranno a finanziare l’economia americana e le grosse società di certo gioveranno da tutto questo accesso al credito nel lungo termine, e gli investitori lo sanno e si prendono in anticipo.

Dall’altra parte nelle parole del numero uno della Fed era nascosta un’inevitabile e continua svalutazione del dollaro con emissione di moneta nell’economia per poter, come detto, finanziare il credito americano, trovandosi di fronte ad un governo americano in questo momento inabile a dare i fondi ai cittadini per far riprendere l’economia, gli stimoli fiscali di cui tanto si è parlato, infatti, devono ancora essere approvati in parlamento e quindi devono ancora raggiungere la popolazione, aumentando in questo senso il lavoro da parte della banca centrale di far fronte alle esigenze dei cittadini americani. 

In proposito agli stimoli fiscali ha ribadito quanto sia necessario che la politica fiscale si dimostri rapida ed efficace nel coordinarsi a quella monetaria, fornendo un aiuto che fino ad ora non è stato così evidente. Powell ha infatti detto che “i rubinetti del credito devono restare aperti perché la crisi non è finita” e infatti in questo senso possiamo vedere come le notizie su un’ulteriore svalutazione del dollaro abbiano spinto in alto sia l’Euro che l’oro. Questo da chiaramente un’altra conferma sul trend rialzista dell’euro che ora vedremo come si comporterà.

Il presidente si è poi definito ottimista circa le recenti notizie sui vaccini “molto positive”, ma per il medio termine, precisando però che le sfide rimangono importanti, specie nel breve periodo, pertanto resta difficile valutare la tempistica e la portata delle implicazioni economiche di questi nuovi sviluppi sul fronte della ricerca sul “antidoto” con abbastanza fiducia per poterle considerare in una politica monetaria.

L’economia americana rimane in difficoltà e la politica sembra post elezioni ancora rintontita per poter giocare un ruolo decisivo in questa seconda fase di estrema criticità occupazionale-lavorativa. In questo senso con l’aggravante della svalutazione del dollaro e la firma del più grande accordo commerciale nella storia firmato nel Pacifico il trend ribassista del Dollaro può rimanere con cautela confermato, ricordando che rimane una valuta rifugio.