Come si è ben potuto vedere anche negli ultimi giorni la situazione Covid-19 è tornata a peggiorare, a peggiorare seriamente. In Francia son stati annunciati lockdown, in Germania anche, e così un po’ in tutta Europa, anche da noi se ne parla ed è normale sia così.

È sostenibile? Certamente no.

Ma forse non possiamo fare diversamente, la curva epidemiologica salirà per almeno altre due settimane, più probabilmente un mese, e i rischi di dover affrontare un’insostenibilità sanitaria sembrano essere molto più temuti di quelli economici e decideremo quindi di decide di affrontare quasi sicuramente una insostenibilità economica.

Prima di questi giorni erano usciti i dati relativi al monitoraggio trimestrale, ed erano leggermente più positivi, almeno a livello di crescita, rispetto a quelli del trimestre scorso, purtroppo però nel frattempo stiamo tornando in lockdown e quindi le autorità dovranno capire come muoversi per non rischiare un ulteriore collasso produttivo-economico.

Dal Consiglio direttivo della Bce di ieri è emerso che la linea generale portata avanti fino ad ora non verrà modificata, ma in caso di un peggioramento sanitario e di ulteriori misure restrittive che potrebbero preannunciare una recessione a W (che altro non è che una recessione a V con un’altra  recessione a V immediatamente successiva), ha preannunciato che alla riunione di dicembre ricalibrerà tutti gli strumenti messi in campo.

La Lagarde ha anche sottolineato la necessità che il credito continui a fluire verso l’economia e che la politica monetaria e fiscale continuino a lavorare assieme per poter a tutti gli effetti essere pronti nel momento in cui il Covid-19 non sarà una minaccia al pari di ora, ed le due politiche unificate potranno esprimersi al meglio.

In questo senso è evidente che gli stimoli non solo continueranno, ma in casi di chiusure aumenteranno, per gli analisti sono ragionevoli quindi ulteriori 600 miliardi di euro di acquisti di titoli di stato dei vari paesi europei e la proroga degli acquisti di sei mesi fino alla fine del 2021. In questo senso sotto monitoraggio il tasso di cambio, anche se la Bce non ritiene che questa sia attualmente la questione più urgente anche perché molta parte dell’andamento del cambio è al di fuori dell’influenza dell’Istituto bancario principe in Europa, per questo e visti gli ulteriori stimoli ci si aspetta un cambio euro/dollaro intorno a 1,15 entro la fine dell’anno.

Questo richiede anche un rafforzamento del dollaro oltre che un indebolimento dell’euro, prima magari di un altro allungo da parte della valuta europea.

Intanto sono sempre più vicine le presidenziali USA, che il giorno 3 Novembre dovrebbero concludersi dandoci i risultati finali di quello che potrebbe essere un momento molto importante per l’economia americana, l’idea più facile è quella di un Congresso diviso, uno in capo ai Repubblicani e uno in capo ai Democratici ma ancora mancano la maggior parte dei votanti e tutto può succedere.