Ad un mese dalle elezioni presidenziali americane viene da chiedersi quali siano effettivamente gli scenari che si potrebbero andare a delineare e come questi possono andare ad impattare il mercato economico e finanziario americano, andando a impattare poi le scelte economiche e la crescita americana. Ovviamente la crescita impatterà i prezzi al consumo e l’inflazione che a loro volta impatteranno nella decisione sui tassi di interesse.

Fatta questa premessa c’è da considerare, come detto nell’articolo di ieri, che solitamente i programmi politici non riescono ad essere effettivi prima dei sei mesi, od un anno, se non di più, ma in un periodo come quello attuale, in un contesto come quello americano, e vista la velocità della campagna elettorale potrebbe essere che anche i programmi elettorali verranno portati avanti più velocemente rispetto alla norma.

Fatta anche la seconda premessa passiamo ad analizzare i tre casi più estremi che si possono venire a delineare alla fine delle presidenziali:

  • Una vittoria di Biden con i Democratici in grado di assicurarsi entrambe le camere del Congresso, avrà probabilmente l’impatto più negativo a breve termine sul mercato azionario. Con entrambe le camere Biden avrebbe il potere legislativo per aumentare le tasse e la regolamentazione delle imprese, influenzando probabilmente in modo negativo settori come le grandi aziende tecnologiche, la finanza e la sanità.
    Il suo piano sarebbe di investire in grandi infrastrutture ecologiche e in energia pulita che andrebbe probabilmente a beneficio delle aziende di servizi pubblici, mentre il suo obiettivo di affrontare il cambiamento climatico e rafforzare la regolamentazione ambientale indirizzerebbe gli investimenti dai settori orientati ai combustibili fossili alle tecnologie per le energie rinnovabili. Il che si livellerebbe con il mercato europeo, ma costringerebbe, con l’aggravarsi del deficit fiscale, di spingere i rendimenti obbligazionari verso l’alto, nonostante la Fed comunque farebbe in modo di non farli alzare troppo.
  • Se Biden invece si trovasse di fronte ad un Congresso con una camera a favore ed una contro allora vedrebbe il suo programma totalmente inapplicabile.
    In questo caso ovviamente il mercato prenderebbe la decisione in modo neutro o leggermente positivo perché comunque Biden sarebbe in lotta continua tra le camere e questo porterebbe a delegare all’altra camera un po’ più potere decisionale in merito a commercio estero e cooperazione internazionale, in questo modo le decisioni in seno a questi ambiti uscirebbero dai poteri della Casa Bianca.
  • Nel terzo caso Trump vince le presidenziali ancora con le camere divise (come nel caso precedente ma con diversi presidenti), allo stesso modo di come ha governato fino ad ora, ma questo porterebbe i maggiori benefici per il mercato azionario e finanziario e quindi in generale per i contesto economico.
    In questo caso i maggiori beneficiari potrebbero essere le grandi aziende tecnologiche, le aziende sanitarie e i servizi di comunicazione, tutti settori che hanno particolarmente apprezzato le politiche di Trump degli anni passati.

Come sappiamo però la politica estera di Trump metterebbe a rischio l’equilibrio del commercio globale.

Da qui ai risultati finali abbiamo ancora un mese pieno e maggiore è l’incertezza sui risultati delle elezioni, maggiore sarà la reazione del mercato alla vittoria di uno o dell’altro con le conseguenze sulle politiche di entrambi.

Le elezioni saranno il 3 di novembre e non ci resta che attendere e stare a vedere, nel frattempo aspettiamoci un mercato volatile e con repentini cambi di direzione anche e solo come riflesso del mercato azionario americano.