Nel mese di settembre tante son state le news sul fronte americano che hanno leggermente cambiato lo scenario sul fronte del dollaro.

La prima grande modifica riguarda la decisione della FED di mantenere un tasso di inflazione medio del 2%, questo cambia il modo in cui la banca centrale americana vada a modificare i tassi di interesse per il paese. Cambiando il cosiddetto trigger del cambio tassi, verrà richiesto una valutazione dello stato dell’economia dal lato inflattivo e dei prezzi al consumo, avvicinandosi quindi al concetto utilizzato ormai da anni dalla Bce, voler mantenere un 2% di tasso di crescita dell’inflazione annuo, svalutando e valutando la moneta nei momenti necessari.
Così facendo fintanto che l’economia statunitense non darà segni evidenti di ripresa e crescita i tassi rimarranno invariati ad un livello vicino allo zero.

Per quanto riguarda le previsioni di crescita a metà settembre è uscito il sommario delle previsioni economiche che danno un aumento della crescita e dell’occupazione. Nel sommario viene anche specificato che il tasso inflattivo del 2% è previsto per il 2023 anche se alcuni membri del Consiglio vorrebbero dei rialzi dei tassi di interesse prima del 2023 (tali membri del consiglio sono quelli più legati a Wall Street ed al settore bancario).
Tutto questo non è ancora effettivo perché non son ancora stati definiti gli strumenti che verranno utilizzati per raggiungere l’obiettivo del 2%, quindi i provvedimenti utili a sostenere l’economia.

Questo a livello generale mette il dollaro in uno stato nel medio lungo termine (2023) di neutralità o lievemente ribassista ma questo dipenderà ovviamente anche da altri fattori quali i dati macro che sono in netto miglioramento, la situazione Coronavirus, ma anche le elezioni presidenziali americane.

Se nel lungo termine le previsioni sul dollaro sono ribassiste perlopiù, nel medio termine, più verosimilmente nei prossimi 1-3 mesi, nel cambio con l’euro potrebbe valutarsi, il motivo viene spiegato da diversi fattori tra cui:

  •  cambio favorevole per l’export, l’euro si è rivalutato di parecchio rispetto a mesi fa e questo porta a scambiare merci a prezzi più alti, rischiando di minare le proprie vendite ed i propri incassi, dall’altro lato dell’oceano invece gli USA erano abituati a vendere con condizioni di cambio sfavorevoli mentre ora saranno leggermente favoriti, facendo così impennare i dati macro
  • sul fronte del Covid-19, gli Stati Uniti non rappresentano più il cattivo esempio, in quanto i contagi si stanno riducendo negli Stati Uniti mentre salgono in tutta Europa, tantoché Madrid è stata ufficialmente chiusa
  • Ultimo motivo come detto prima è la decisione della Fed di perseguire l’obiettivo del 2% di crescita inflattiva annua rendendo ovvio il continuo impegno di politica monetaria espansiva ed a sostegno dell’economia, politica condivisa comunque da altre banche centrali ma che certifica l’impegno della Fed nel fronteggiare la crisi da Coronavirus.

Per quanto riguarda le elezioni presidenziali solitamente non hanno direttamente effetti sul mercato azionario e quindi sull’economia del paese, ma questo non è detto che accada in questo contesto. Solitamente infatti prima che i programmi elettorali comincino ad avere effetto nell’economia passano almeno sei mesi, se non un anno, ma sono delle presidenziali fatte molto in fretta, con molte instabilità interne e diversi fattori da considerare, poiché assistiamo a una combinazione di pandemia globale, una delle più profonde recessioni della storia moderna a cui si aggiungono proteste sociali e razziali interne.

In primis c’è da considerare la situazione coronavirus che è molto impattante sia per tutte le discussioni fatte nella gestione sia per la legge fiscale che divide le parti. Legge fiscale che sta ritardando l’erogazione di ulteriori sussidi di disoccupazione a milioni di cittadini in condizioni di precarietà, e questa incertezza politica sta impattando enormemente la ripresa da crisi per Covid-19.

A breve un aggiornamento di quelli che potrebbero essere gli scenari legati alle elezioni politiche. Nel frattempo ricordiamo che il dollaro potrebbe avere una piccola ripresa ma il maintrend rimane di svalutazione per il dollaro.