Forse finalmente possiamo dire di essere entrati in una fase di risk-on, questo almeno quanto viene riportato da Pierre Veyre, technical analyst di ActivTrades.
I motivi del perché a tutti gli effetti potremmo essere finalmente entrati in una fase di risk-on sono molteplici.

In primis bisogna considerare che negli Stati Uniti si è finalmente avvertito un calo dei contagi e questo può essere una nota quantomeno positiva, ma per quanto riguarda il fronte USA è ancora più importante il fatto che le tensioni con Pechino sembrano allentarsi. I leader cinesi si dicono infatti favorevoli ad allentare le tensioni con la rivale potenza commerciale.
Sempre sul fronte americano importanti sono i rumors che ipotizzano un possibile accordo al Congresso Usa sul nuovo pacchetto di stimoli, anche se la mossa di Donald Trump volta a estendere il sostegno economico legato alla crisi da Covid-19 appare di carattere più tattico, per obbligare i democratici a ritornare alle negoziazioni, e vedere se in una fase di scontro riesce ad ottenere qualcosa di buono in vista delle elezioni.
Con le buone notizie in arrivo dall’America, i mercati europei stanno ora eliminando le principali resistenze che hanno limitato i prezzi negli ultimi 15-20 giorni.

In secundis si può dire di essere entrati in risk-on anche per le buone notizie sul dal fronte macro europeo. L’indice Zew tedesco relativo alle attese economiche è risultato pari a 71,5 punti per il mese di agosto rispetto ai 59,3 punti di luglio, battendo decisamente il consenso degli economisti che si aspettavano una lieve contrazione a 59 punti. Il dato è sicuramente positivo ma il presidente dell’istituto Zew ha osservato che le speranze di una rapida ripresa economica stanno continuando a crescere, ma la valutazione della situazione corrente sta migliorando solo lentamente, quindi si delinea sempre di più una ripresa di tipo a U.
I mercati europei stanno chiaramente scontando tutte queste buone notizie, lo si vede evidentemente dai cambi valutari e da una forza dell’euro che lo ha portato fino a 1.19. 

La terza motivazione ma forse la meno evidente in questi termini è un allentamento dalle valute rifugio. Vanno però fatte delle valutazioni in merito in quanto la prima cosa che viene a mente è che l’oro è ai massimi storici, vero, ma in realtà questo è dovuto ad altri fattori che verranno spiegati in un articolo che verrà pubblicato nei prossimi giorni. Quello che veramente ci interessa vedere è che l’Euro sta guadagnando terreno sia nei confronti del Dollaro, in maniera molto evidente, sia nei confronti dello Yen. Stesso discorso si può fare per la Sterlina, anche se questa sta soffrendo molto la situazione economica interna ed è sostenuta principalmente da dei tassi di interesse che non sono ancora a zero.

Il momento più brutto però lo sta vedendo il Dollaro che infatti viene visto da Credit Suisse in una fase prevista ampiamente ribassista, questo è dovuto principalmente a 5 fattori:

  1. Il deterioramento della posizione fiscale degli Usa contro l’area euro e l’impegno della Fed a un quantitative easing illimitato;
  2. Il Recovery fund approvato dall’Ue, che “promuove l’euro a valuta di riserva” vista l’emissione di obbligazioni legate all’area Euro (attualmente il 20% delle riserve globali è in euro e il 62% in dollari);
  3. L’avanzo dell’Eurozona, che dovrebbe essere nel 2020 (stima dell’Fmi) di un 5% superiore rispetto a quello statunitense;
  4. La mancanza di politiche adeguate a fermare la debolezza del dollaro, con la Fed che non sembra disposta ad alzare i tassi per proteggere la valuta;
  5. L’impatto dei mercati ribassisti del dollaro, che storicamente durano in media tra i nove e i dieci mesi (grafici alla mano).

Tutti questi fattori non lasciano presagire una ripresa immediata. Ma sicuramente sarà positivo per il resto dell’economia globale poiché la debolezza del dollaro è positiva per il pil globale, visto che il 62% delle riserve monetarie e l’80% del commercio internazionale che sono espressi in dollari, senza contare che una divisa Usa indebolita semplifica le condizioni monetarie globali e conduce a prezzi più alti delle commodities, indi per cui possiamo anche apprezzare un prezzo dell’oro così alto.